sabato 5 gennaio 2008

Se incontro Frodo me lo inchiappetto.



Eccomi.
Torno a scrivere dopo più di un mese di assenza dal blog.
Ne sono successe tante di cose, previste e impreviste, e non ho avuto un minuto per sedermi un attimo a riflettere e buttar giù tutto il vissuto. Ma finalmente sono di nuovo qui, a casa, in questo pomeriggio caldo e umido di Sydney a raccontarmi di nuovo.

E allora, augurandomi che chiunque legga abbia passato un bel Natale e Capodanno (i miei ve li racconto nei prossimi post) e facendo a tutti i miei "Best wishes!" per uno strepitoso Duemilasisotto, riprendo da dove avevo finito: la Nuova Zelanda.

La Nuova Zelanda è un paese bellissimo, se si ha la fortuna di poterlo vedere.
Ho passato due settimane di pioggia costante, temporali, disagi, nuovole basse che non permettevano di guardare oltre dieci metri quadrati in altezza e in profondità.
Ero partito con la sensazione di stare per fare il viaggio della vita, johnathan dimensione avventura, noi uomini duri, aperto agli eventi, col pensiero del giorno per giorno se non dell'attimo per attimo. E invece mi sono trovato ad affrontare un viaggio completamente diverso, difficile, per non dire "sfigato" per via del maltempo. In quindici giorni ho avuto un giorno e mezzo di sole, il resto pioggia a raffica, costante e battente. Insomma, m'è roduto er culo, come dicono qui in Australia.

Avevo previsto 3 settimane, ma alla fine della seconda di pioggia e con le previsioni che indicavano per la terza la stessa situazione atmosferica, ho deciso di tornare prima a Sydney. Era inutile restare in un paese dove vai per vivere e vedere la natura e la natura non puoi viverla né vederla. Avrò visto e fatto il 30% delle cose che avrei voluto.
Le giornate erano caratterizzate da lunghe ore in pulman (6-7) per raggiungere le nuove mete, qualche sosta inutile nella via studiata apposta per intrappolare i turisti coglioni, e poi l'arrivo nel pomeriggio negli ostelli. Dove eravamo costretti a restare a causa dei temporali. Quando, per grazia divina, era possibile fare qualche escursione, passeggiata o attività interessante, queste costavano un occhio della testa. Ho pagato addirittura per passeggiare in un parco nazionale.
Non credevo fosse un paese così costoso e così ingabbiato nelle trappole dei "tours" turistici.
Volevo fare l'avventuriero, mi sono ritrovato turista per costrizione, non avendo mezzi propri ma viaggiando in pullman. Odio il concetto di "turista".
Consiglio: la Nuova Zelanda va vista affittando una macchina (meglio camper) e girando a piacere, con amici o conoscenti, fermandosi dove capita, in tenda o dove si vuole, con la libertà di decidere per sé le destinazioni. E bisogna soprattutto pregare che il tempo sia buono. Perché questa terra vale davvero la pena di essere visitata, è spettacolare ed esplosivamente naturale (almeno da quello che ho visto nei depliant). Un esempio della rosicata enorme che ho vissuto è dato dalle seguenti due fotografie.
Questo è ciò che avrei dovuto vedere:



Questo è ciò che ho visto:



E ora moltiplicate queste foto per quasi ogni luogo e ogni giorno del mio viaggio.
Chi non si inchiappetterebbe Frodo a sangue sapendo che si è davanti a delle meraviglie uniche al mondo ma non si può vederle?

Cmq, a parte il maltempo, è stato un viaggio interessante, vissuto in un altro modo, e ricco di nuove conoscenze.
Su tutti, Adam (un ragazzo statunitense, proveniente dal Colorado, studente ventunenne di ingegneria meccanica e venuto in Nuova Zelanda per un viaggio di pausa dall'Università)



e Sandra (una ragazza di Merano, una cittadina vicino Bolzano, che parlava più tedesco che italiano, arrivata in Nuova Zelanda come meta finale del suo viaggio di sei mesi intorno al mondo dopo la laurea in medicina).



Due belle persone. Un bel trio.
Ci siamo conosciuti sul pullman (che quindi non è sempre negativo...) il primo giorno di viaggio, ad Auckland e abbiamo proseguito per quasi tutto il tempo insieme.

Quando viaggi da solo le amicizie crescono e si infiammano in poche ore. La voglia di condividere diventa un bisogno primario, e ti trovi a scambiare pensieri anche profondi e ad aiutarti come foste amici da anni con persone che fino a tre giorni prima non conoscevi. Sono rapporti intensi e brevi, proprio perché dettati dalle circostanze eccezionali. Poi possono restare o meno, ma nel momento in cui li vivi sono importanti.
Ho avuto la sensazione che quando viaggi da solo è come se il mondo ti venisse incontro, e le persone anche, come se ogni cosa si avvicinasse spontaneamente a te per viaggiare con te e condividere con te. E alla fine mi sono accorto che paradossalmente non ero da solo, pur essendolo. E' confortante, specialmente quando piove e sei nel punto più lontano da casa in cui potresti essere. Non mi sono mai sentito così distante da casa in Australia in 9 mesi, come mi ci sono sentito in Nuova Zelanda in 2 settimane. 12 ore di fuso fanno veramente la differenza, anche rispetto alle 10 cui ormai sono abituato.

Ma tralasciando ora le riflessioni e le considerazioni, ho voglia di ricordare il percorso di questa dolceamara esperienza.

Auckland
Situata a a Nord dell'Isola Nord (la NZ si divide in due isole, Nord e Sud, entrambe di origine vulcanica), Auckland è stata il mio punto di partenza. Mi ci sono fermato due giorni e mezzo, che sono pure troppi. Credo sia una delle citta' piu' noiose, lente, sciape e deprimenti che io abbia mai visto.



La città delle vele, viene chiamata. E te credo, le vele gonfie pe' annassene il prima possibile.
Il problema non è che non c'è nulla, ma che non c'è nulla di significante.

A parte la Torre di 385 metri su cui salire per vedere il panorama,



il Museo di Arte e Cultura Maori (questo degno di nota),



e un pub chiamato "Pompino" (lo puoi consumare lì o a portar via!).



Indi, una volta provata l'ebbrezza dell'altitudine e la spinta dell'ascensore, una volta appassionato alla storia, alle discendenze, alle credenze, usi, costumi e movimenti migratori dei Popoli del Pacifico, e una volta essermi fatto fare un grandissimo....caffè al promettente bar, mi sono essenzialmente sballottolato di pub in pub per ammazzare la noia fino al momento della mia partenza per la seconda tappa, Rotorua.


Rotorua
Siamo partiti da Auckland la mattina presto. A condurre il pullman un autista deficiente che voleva a tutti costi fare il simpatico e dava più ai nervi che altro. La classica simpatia bambinesca da scout troppo cresciuto (ricordo sempre con grande affetto la tautologia: "Lo scout è un bambino vestito da coglione, comandato da un coglione vestito da bambino"). Oltre a odiare il concetto di "turista", non sopporto assolutamente quello di "scout". Ma nella sua infantile ilarità il giovane hobbit ci ha regalato due soste che non mi aspettavo, sulla via per Rotorua.

La prima, le Glow Worms Caves. Sono caverne, come le Grotte di Frasassi, con dei particolari abitanti. Dei vermi evideziatori, fluorescenti (glow worms), che vivono attaccati alle volte rocciose e attraggono gli insetti con la loro luce, a mo' di lucciole ferme nella notte. Come dire, so' come le zoccole sull'Appia che aspettano i clienti alla luce dei falò.
Il bello è che sono migliaia (i vermi intendo) e quando alzi la testa sembra di essere sotto un cielo stellato. Tutto è stato reso ancor più affascinante dal fatto di aver preso una piccola barca e aver navigato silenziosamente nel fiume sotterraneo. Come nelle segrete di un mondo sommerso, senza luce né orientamento, dove di volta in volta si aprivano in alto intere galassie e costellazioni di questi esseri. Sono rimasto a bocca aperta, non troppo per paura che me ne cadesse uno dentro. Per essere breve (come dicono gli hobbit), quella dei vermi flurescenti è stata un'esperienza da evidenziare.



Usciti dalle grotte, ci siamo diretti nella zona più sismica (ed ancora in piena attività) della Nuova Zelanda, il Parco Naturale di "Wai-O-Tapu" (il nome è ovviamente di origine Maori, come gran parte dei nomi | cose | animali | città | attori | cantanti | totale, della Nuova Zelanda). Se avete visto il Signore degli Anelli e avete presente la desolazione vulcanica delle Terre di Mordor, questo Parco è la dimostrazione che il Regno di Mordor esiste davvero. Odori e colori di zolfo (giallo), antimonio (arancione), silice (bianco), zolfo in sospensione (verde), ossido di ferro (rosso bruno), carbonio (nero) e manganese (viola), uniti al calore umido delle acque bollenti e ai nomi rassicuranti dati ai luoghi (Casa del diavolo, calamaio del diavolo, cretere inferno, bagno del diavolo...) mi hanno fatto pensare che qualcuno al diavolo mi ci avesse mandato davvero. :) Abbiamo anche assisitito all'eruzione, provocata artificialmente, di un cratere. Posso dire che di certo all'inferno si può arricchire notevolmente la propria cultura geologica.









Lasciata ogni speranza o voi che entrate, ci siamo diretti verso Rotorua, la città origine e baluardo della cultura maori. Dopo la modernizzazione europea, restano solo simboli, totem, negozi di souvenir e volti di persone a ricordare le vere radici del luogo. Non ne sarei rimasto colpito, se non avessi fatto un'escursione serale in un vero villaggio maori poco distante dalla città. Pur strutturata come attrazione e spettacolo turistico, è stato comunque molto interessante ascoltare i discendenti di una cultura così ancestrale raccontare le leggende sulle migrazioni marittime delle origini ed osservarli esibirsi in scene di lotta, canti e balli (compreso il famoso Haka, il rito pre-gara degli All-Blacks). An-haka-pito che emozione vederli dal vivo.
Alla fine della serata, dopo aver degustato il cibo maori, particolare perché cotto su una particolare pietra lavica (Hangi), ci siamo salutati con la loro tipica espressione di benvenuto/commiato, "Kia Ora", che significa "Ciao".






Taupo
Il giorno seguente, dopo 4 ore di pullman sempre con il deficiente alla guida, ci siamo essenzialmente annoiati sotto la pioggia nella cittadina di Taupo. C'è un lago, che la Lonely Planet dice essere più largo, per estensione, dell'intera città di Singapore. Ma dai, e chissenefrega?


Wellington
Trascorso forse il giorno più brutto a Taupo, la mattina a venire siamo partiti alla volta di Wellington. Lungo il tragitto eravamo supposti vedere il Mount Rhutapehu, filmicamente ribattezzato come "Monte Fato". Fremevo dalla curiosità di vedere la dimora di Sauron. Cosa ho visto? Nuvole. E deserto. Sterpi e il nulla totale per sei lunghe ore di fila. Poi, finalmente e meritatamente, la più ventosa città della Nuova Zelanda, sua freddosità, la capitale, Wellington. Come si può facilmente intuire, pioveva, con il carico da undici di vento e gelo.
Al che, ho passato il pomeriggio al Museo di Arte Maori (ormai sono un esperto) per poi gironzolare per la città. Che, devo dire, è davvero molto carina, briosa, friccicosamente attiva. Pub, localini stravaganti, viuzze ricche di ghirigori architettonici. Sembra una cittadina del nord europa. Passeggiando allegramente, ho fatto pure in tempo a fare una puntatina-blitz in Saatchi&Saatchi. Purtroppo il Direttore Creativo non c'era. E più che il CD mi sarei aspettato di trovare un DJ. La Saatchi Wellington sembra un locale grunge-metallaro-fintamente dismesso. Muri scalcinati con aerografie, luci al neon, travi di ferro bullonate. Secondo me gli account presentano pettinati con la cresta punk. Una figata di agenzia alternativo-psichedelica. Stupefacente, direi.




Il traghetto tra le isole
Da Wellington, sempre in compagnia di Adam e Sandra, mi sono imbarcato sul famoso traghetto che porta all'Isola Sud. 3 ore e mezza di navigazione, con mare forza 9. Fuggire si ma dove? Za-Za! Eppure son passate, chiacchierando e anche un po' pregando. La natura in New Zealand è veramente allo stato brado. In Australia e NZ ho capito a fondo quanto noi umani siamo irrilevanti rispetto alla potenza del pianeta. L'illuminante realizzazione di totale impotenza di fronte agli eventi naturali.
Quietata la tempesta marina, la vista dal traghetto delle montagne dell'isola sud e il passaggio nel fiordo per arrivare al porto di Picton, hanno ampliamente compensato il mal di mare precedente.








Il Sole di Nelson
Da Picton ci siamo diretti a Nelson, dove abbiamo incontrato il nostro giorno e mezzo di sole. Finalmente il bel tempo, finalmente un ostello carino e accogliente (non a caso il nome era "Ostello Paradiso"), finalmente un posto in cui restare per almeno due notti.



Nelson è il "Sunny spot" della Nuova Zelanda. E' l'unico punto in cui splende il sole per gran parte dell'anno. Ci arrivò per primo il leggendario Ammiraglio Nelson, un paio di centinaia di anni fa. Campagne molto simili all'Europa, terre rigogliose e fertili, temperature ideali, sole splendente, perché non fondarci una città e dargli il proprio nome? Appunto. Ed ha avuto anche buon gusto (come Fred), perché la cittadina, per posizione e struttura, è adorabile.
Il primo giorno l'abbiamo gironzolata fino a stancarci così tanto da meritare a cena la mia ormai celebre carborara.







Il secondo giorno all'alba un battello ci ha condotto in una spiaggia sperduta dell'Abel Tasman National Park. Da lì, ci siamo avventurati lungo un incerto sentiero all'interno della foresta. Cartina alla mano, abbiamo camminato per 5 ore tra boschi che diventavano golfi che diventavano insenature che diventavano promontori che diventavano spiagge che diventavano boschi. Na' passeggiata de salute. E passeggiando passeggiando, tra le chiacchiere, Adam mi ha svelato il vero significato della canzone degli Eagles, Hotel California. L'abbiamo cantata, analizzando le parole, non mi ricordo perché era uscita fuori questa canzone. Non lo sapevo, Hotel California è la metafora della vita di un pazzo all'interno di un manicomio, allegorizzato come Hotel, appunto. Una frase che Adam mi ha spiegato e che mi ha colpito molto, copywritingamente parlando è: "You can check out every time you like, but you can't never leave". Puoi andartene (dall'hotel) quando vuoi, ma non ne uscirai mai. Resterai comunque pazzo mentalmente, anche se ne esci fisicamente. Quindi è come se non lo lasciassi mai. Non mi ero mai soffermato sul valore di questa frase. Vera, cruda, devastante, reale, disperata.
Molte volte le canzoni in inglese scorrono così, passano nelle orecchie come belle note con parole che suonano bene insieme. Edonismo acustico. E invece, ascoltando con più attenzione, rivelano contenuti profondi e toccanti. Bella lezione, di musica, di vita. E bella passeggiata peripatetica. All'environmetally friendly cost di 65 dollari.




Greymouth
Lasciato il sole di Nelson alle spalle, la pioggia ci ha di nuovo accolto a Greymouth. Una cittadina industriale, posta sull'estuario di un fiume. La desolazione. Il niente. Il grigiore supremo. Attraente come la Signorina Silvani, rassicurante come il pronto soccorso del Sant'Eugenio, divertente come la fila sul raccordo, Greymouth è l'ultimo posto dove vorreste mai finire. Dopo Franz Josef, la tappa seguente.




Franz Josef
Quando le cose vanno male, ricordati che possono sempre andare peggio.
La notte stile "shining" nell'ostello di Greymouth era solo il preludio. Il giorno dopo arriviamo a Franz Josef, un villaggio di 4 case, campo base per le scalate sul ghiacciaio di Fox Glacier. Avrei preferito un fortissimo calcio tra le palle.
Qui la pioggia ha raggiunto il suo massimo, al punto da arrestare il prosieguo del pullman. Bloccati per quasi un giorno intero nell'ostello, l'unica nota positiva è stata però grandiosa. Ho visto il terzo e ultimo capitolo del "Signore degli Anelli-Il ritorno del Re" in Dvd. Vedere uno dei miei film favoriti, nel paese dove è stato girato, è stata una conquista. La pioggia non mi ha permesso di scalare il ghiacciaio, ma mi ha regalato un pomeriggio comunque emozionante.
Liberata la strada, siamo ripartiti, nel tardo pomeriggio, verso la meta principale dell'Isola Sud, la cittadina di Queenstown, dove siamo arrivati a tarda notte, dopo 7 estenuanti ore di viaggio.








Queenstown
Queenstown è la perla della Nuova Zelanda. La Madonna di Campiglio incastonata tra le montagne, con in più il lago a completare lo scenario mozzafiato. Un villaggetto tutto negozi di lusso e punti informazioni per le escursioni e le innumerevoli attività. Una piccola Porto Cervo, ma non ostentata né tantomeno spocchiosa. Un posto amorevole e delizioso.



Manco a dirlo, pioveva.
Ma non ha importato stavolta. La bomboniera mi è rimasta impressa, e mi ha lasciato la stessa impressione che mi ha un po' lasciato in generale la Nuova Zelanda.
Viaggiando per questo paese sembra di essere dentro una terra in miniatura. Come in un modellino in scala di una nazione molto più grande. C'è ogni tipo di ambiente, ma è minuto, proporzionato, piccoletto, coordinato, giustapposto. Le montagne appaiono aspre e minacciose, ma non sono più alte di 800 metri. E tutti gli umani sembrano piccoli hobbit a passeggio in questa scatoletta tenerosa.



Dopo due giorni di passeggiate e foto, io mi sono poi separato da Adam e Sandra. Loro avevano molti altri giorni di viaggio da fare e hanno deciso di fermarsi a Queenstown un po' di più. Io ormai avevo già preso il volo di ritorno e così, dal paese delle fate, sono ripartito alla volta di Christchurch, la mia ultima tappa.




Christchurch
Queenstown-Christchurch è stato il viaggio più lungo (9 ore), e farlo da solo in pullman non è stato il massimo.
Christchurch è una città molto interessante e accogliente. Ha all'incirca 150 anni di vita. Anche qui il tipico stile delle case e la presenza di pub ogni 20 metri non nasconde l'origine britannica. Dedita alla cultura universitaria e allo sviluppo delle arti, mi ha letteralmente rapito, accompagnandomi tra i suoi vicoli, laboratori creativi, botteghe artigiane di seta, lana, legno, pittura, ceramica. Se avessi avuto più tempo credo mi sarei lasciato andare ad un corso di "punto-croce".







Due giorni artistico-letterari, entrambi iniziati con la colazione nella locanda dell'università, seduto al tavolo davanti al camino, mentre fuori pioveva, ovviamente.
"Eggs benedict, bacon, formaggio olandese e toast, e un long black, please..."
Che soddisfazione. Che gusto. Il destino ha voluto che proprio in questi ultimi miei giorni, provassi per la prima volta, finalmente, la sensazione che avevo inseguito da anni. Sentirmi uno scrittore in viaggio.
Non lo dimenticherò mai.



A proposito, ho dovuto scrivere su pezzi di carta trovati a caso, perché ad Auckland mi ero perso il mio diario personale (9 mesi d'Australia) all'internet point. Per fortuna, da Christchurch (grazie al cielo questa città vale il suo nome), abbiamo chiamato, lo hanno ritrovato, me lo hanno spedito e tra poco mi arriverà qui a Sydney. Capite bene l'importanza esistenziale che quel diario ha per me.
Tra l'altro, la consapevolezza di trovarmi in un posto davvero speciale, è stata alimentata anche da una targa bronzea che ho letto un mattina in una piazza: Christchurch è stato da sempre ed è ancora oggi il punto di partenza per le missioni e le spedizioni in Antartide. Mi sono sentito (quasi) ai confini del mondo.




Lasciata Christchurch, ho lasciato la Nuova Zelanda. Ho lasciato la pioggia. Ho lasciato due persone che spero di riincontrare un giorno. Ho lasciato stati d'animo altalenanti.
E soprattutto, ho lasciato Frodo a pecorina.
A proposito, tanto per informazione, in Nuova Zelanda ci sono 4.1 milioni di persone. E 39.3 milioni di pecore. Beeeeeeehlla!


Una terra pescata
To whom it may concern, la mitologia maori narra che la Nuova Zelanda sia stata una terra pescata dal mare.
Molti anni dopo la creazione del mondo, nato dall'unione di Ranginui (Padre Cielo) e Papatuanuku (Madre Terra), accadde che Maui (un eroe semidio celebrato nella cultura polinesiana, paragonabile a Prometeo o Sisifo nella mitologia greca) uscì per andare a pesca con i suoi 5 fratelli. Pagaiarono fino a largo, finché Maui lanciò in acqua il suo amo (un osso uncinato) bagnato col sangue delle sue narici. Dopo poco accadde che Maui catturò un pesce immenso e, battendosi e divincolandosi, lo tirò su in superficie.
Il pesce divenne l'Isola del Nord, chiamata dagli antichi Maori "Te Ika a Maui" (Il pesce di Maui). Di qui, i Maori interpretarono tutta la terra di Aotearoa (ribattezzata Nuova Zelanda, ovvero Nuova Olanda, solo dopo l'arrivo europeo) come una grande mappa della leggenda. La baia di Wellington è la bocca del pesce; Taranaki (la costa ovest) e la East Coast sono le pinne; il Lago Taupo al centro è il cuore; la Penisola del Nord è la coda; la Mahia Peninsula nella Hawkes Bay è l'amo che Maui utilizzò. L'Isola Sud, invece, è conosciuta come la canoa (waka è il termine Maori) che Maui usò pe annà a pescà. Mentre Steward Island (l'isoletta più a sud) è l'àncora che trattenne la barca ferma mentre Maui tirava su sto Tonno Riomare.




P.S.
Per notizia, una volta tornato a Sydney, è tornato anche il sole. :)

23 commenti:

Pina ha detto...

BRAVO... BRRAVO... BRRRAVOOOO...!!!!
Ora sto viaggio l'ho fatto anch'io...e mi hai fatto ridere tanto
grazie SISO
TROPPO FORTE SEI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

CON AMORE MAMMA

D@di ha detto...

"Lungo il tragitto eravamo supposti vedere il Mount Rhutapehu"... "eravamo supposti vedere"??? Ormai parli proprio come un inglese che cerca d'imparare l'italiano :) :). Grandissimo!!

Carissimo Siso,
buon anno innanzitutto. Ho letto il tuo racconto con davvero tanto interesse. Rivivendo, così come ha detto tua madre, il viaggio che hai fatto. Un viaggio - da solo, all'avventura - che probabilmente non avrei avuto il coraggio di fare. E poco importa, secondo me, che hai trovato sempre la pioggia: hai visto posti ai confini del mondo che molto probabilmente la maggior parte di noi non vedrà mai.

Hai deciso quando (e se) tornerai a Roma? Qui sempre (più o meno) sempre la solita vita, decisamente meno avventurosa e con meno soddisfazioni lavorative... ma vabbè :).

Ti abbraccio forte e ci sentiamo presto!!

D@di

Marta Rossi ha detto...

eccolo qua, il mio amico australosisotto. mi sei mancato, sono stata contenta di leggerti e "sentirti". Uno di questi giorni ti scrivo una e.mail che come sempre ti porterà il vento. Non ha smesso di soffiare, amico mio, è stato un mese molto intenso. Ti racconterò...bentornato!
PS: i tuoi racconti, al solito, sono strepitosi..

sveva ha detto...

ciao siso, che bello rileggerti!!!
mi sei mancato in queste settimane di avventura neozelandese... qui tutto scorre, ci sono un paio di belle notizie dalla sfera personale, ma te le racconto in privato. hai deciso se e quando tornare?
tanti baciiiiiiii,
la tesoriera

L'AustraloSisotto ha detto...

Ciao Dadi, ciao Marta, Ciao Sveva.
Si sono tornato. Piacere di riavere i vostri occhi sui miei racconti. Mi siete mancati anche voi. Sono contento di sentirvi con così tante novità, non vedo l'ora di saperle.

Per quanto riguarda me, tutto procede bene dopo la Nuova Zelanda.
C'è ancora qualcosa da dare e da prendere da questa incredibile esperienza, poi posso tornare. E ho già deciso quando :) E non è tardi.
Non vedo l'ora di riabbracciarvi.

Un baciotto sisotto 2008 collettivo.
Siso

Da' ha detto...

Ciao Sim,
finalmente. Allora torni presto. Qui tutto uguale, non c'è un sasso che smuove lo stagno. Se non sapessi che hai voglia di casa ti direi di restare là. Io continuo a girare, da par mio. Ho iniziato gennaio così come avevo concluso dicembre. Al telefono. E' evidente che serve ancora di più, che quel che ho non basta. Devo ammetterlo e rivedere le mie posizioni. Non basta volere qualcosa perché tutto il mondo concorra a fartelo ottenere. Non è tutto Cohelo quello che luccica. Abbraccio, se sentimio e se vedemio, ordunque.

Anonimo ha detto...

bel post e bel blog, cmpl scrivi molto bene e secondo me hai fatto molto bene ad andartene dall'italia

Pina ha detto...

ciao,
ti abbraccio forte forte.... fortissimo ... di più........
forterrimo !!!

AMORE DI MAMMA

Anonimo ha detto...

Grazie per avermi fatto rivivere la Nuova Zelanda ...dai racconti e dalle foto ho ritrovato luoghi e facce (Maori che ballano sono gli stessi!!)che ho incontrato anch'io nel mio viaggio di nozze fatto a Giugno !!!
Beh..là era quasi inverno..faceva freddino, ma mi sa che è andata meglio a noi dal punto di vista metereologico!!Il tempo cambiava velocissimamente...quattro stagioni in un solo giorno.. dicono così!!!Due settimane con l'auto a noleggio...che bei paesaggi!!Non li dimenticherò mai..ogni tanto io e mio marito fantastichiamo di vivere là..un giorno so che ci tornerò e se tu puoi.. vai!.. senza pioggia, in qualsiasi stagione, è uno spettacolo. L'unico neo per il nostro viaggio è che essendo inverno alle 17.30 era già buio...
Grazie ancora ..eli.
P.S.La nuova zelanda mi ha così colpito che ogni sera sbircio su internet qualche notizia o fatto che la riguarda... e sono finita qui. Ciao!

Stefano ha detto...

....ho cacciato finalmente tutti dalla poltrona posta davanti al computer...cavolo sono o non sono il capo famiglia ????????? Volevo dirti solamente che sono felicissimo di leggerti nuovamente sul blog, la giornata è diversa, si ride, si piange, si riflette, ci si domanda, e il bello è che quello che dico è condiviso da tanti tuoi blogghini (bella questa è) -
Colgo l'occasione, anche se l'ho fatto già via cavo, di ringraziare
pubblicamente la tua amica Veronica per le belle parole inviateci in occasione del Santo Natale.
Ora, caro Siso, siamo in attesa del racconto relativo alle festività del Natale e del Capodanno!!!!!!!!!
un..........tutto
papà

cianky ha detto...

Finalmente sono riuscito a leggere tutto il post e devo dire che la trovo molto più affascinante di quanto pensassi la terra degli hobbit!!! Belli i commenti, scrivi proprio bene... grande Sisoooo

A presto!!!

L'AustraloSisotto ha detto...

Arieccome.

Ciao Papà, sei come al solito toccante con le tue parole, ormai divenute nutrimento quotidiano. Bello Fefotto del Sisotto!

Un baciotto ovviamente anche alla Pinuzza. Ma quando me chiami? Oggi proprio dicevo a Kinna che ho staccato da tanto ormai il cordone ombelicale...ma lo voglio riparare! Ci voglio fare un nodo! Mi manchi Mamma! :)

Ciao a Dà. Nun te preoccupà, che quando starò di nuovo là, la situazione avrà da cambià. De certo nu resto a guardà, porterò aria nuova nel modo de lavorà. Lo so, ce sarà tanto da fà, neanche ce penso alle magliette da sudà. Ma se credi in qualcosa, ce devi provà. E poi tutto il resto, è pubblicità.

Ciao agli anonimi. Grazie anonimo per le parole e i tuoi complimenti. E grazie alla sposa, sì hai ragione, è un posto incantevole. Credo ci tornerò anche io, pioggia permettendo. :)

E ciao al mitico cianky! Aho, ma te voi sbrigà a venì, poi qua l'estate finisce!

Un abbraccio a tutti,
Siso

Anonimo ha detto...

Bel post davver.
Un saluto a tutti quelli che mi conoscono.

danielesemeraro ha detto...

Caro Siso,
leggiti questo articolo al volo sull'inglese parlato dagli australiani: te tajerai! :)

http://tinyurl.com/2dllnj

Ciao ciao!

Anonimo ha detto...

Sono la sposa fan della Nuova Zelanda...beh alla fine il tuo blog mi ha incuriosito, così ho letto un po' di tuoi racconti..Devo proprio dirtelo: fai morire dal ridere !Ora capisco perchè tanti ti fanno i complimenti! L'Australia è stata la prima meta pensata per il nostro viaggio, ma poi abbiamo realizzato che è talmente grande che sarebbe stata una tirata tra un aereo e l'altro!Non ho letto ancora tutto ciò che hai scritto-lo farò- e forse avrai già fatto varie considerazioni sul vivere lì..ma se tu dovessi spiegarci in poche parole, e non è facile, come è vivere lì? I pro e i contro? Sempre che non ti scocci. Grazie ciao, eli.

Anonimo ha detto...

scusa, una info
e' vero che in australia ci sono le "blatte soffianti" e che vengono tenute come animali domestici?

p.s.cmq il vero anonimo sono io!!!

L'AustraloSisotto ha detto...

Bella vero anonimo, in australia ci sono i "Cockroach". Non li teniamo come animali domestici ma e' come se lo fossero. Sono blatte giganti grosse piu' o meno come prungne. Sono soliti girare per giardini, terrazzi, e non e' raro vederli per aria svolazzanti. Nelle sere d'estate te li ritrovi in casa e ti intrattengono come fossero vecchi amici. Sono velocissimi e non riesci mai ad acciaccarli. Quando lo fai, per effetto, rumore e consistenza, e' come se schiacciassi un pacchetto di 5 crackers. Gli aborigeni li mangiano anche, per tenersi in forma. :)

L'AustraloSisotto ha detto...

Ciao Elisa,

so contento che te fai pure te due risate sul blog. :)

Dunque, per risponderti. Non e' facile in poche parole parlare di questo PAESE MERAVIGLIOSO. Ma ti elenco i PRO e i CONTRO.

PRO:
Sole e tempo bello e caldo per gran parte dell'anno.
Natura prorompente e incantevole.
Mentalita' multiculturale, aperta, positiva, possibilista, ottimista.
RISPETTO della vita, del lavoro, delle diversita'.
Le cose semplici restano tali.
Assoluta mancanza di complicazioni.
Serenita' di vita e di lavoro.
Benessere e ottimi guadagni qualunque sia il tuo lavoro.
Se qui ti fai il culo vieni premiato e riesci sempre (non hai bisogno di raccomandazioni per vincere).
Ci si sente parte di un tutto, si fa anche il bene dell'altro.
L'egoismo e' quasi assente.
Totale assenza di stress.
Totale assenza di traffico (e a Sydeny siamo cmq 6 milioni...)
Totale assenza di incazzature per niente e in generale.
Insomma, qui si puo' davvero vivere FELICI.

CONTRO:
Sole pericoloso. Il buco dell'ozono e' qui sopra. Non vengono vendute creme con protezione meno di 30. E' il paese con il piu' alto numero di tumori alla pelle ogni anno.
Ci sono gli animali piu' pericolosi (e spesso mortali) del pianeta (squali, ragni, coccodrilli, serpenti, meduse, etc).
Manca una storia.
Manca un passato, una identita' storico-culturale ben definita.
Manca passione e vibrazioni come quelle cui siamo abituati noi latini.
Manca tanta cultura.
Sono felici perche' ignoranti? Forse si. Non si fanno domande, non c'e' curiosita' di conoscere. Vivono per quello che viene dato e lo accettano cosi'. Take it easy, who cares.
A volte Sydney mi sembra asettica, come anestetizzata.
C'e' molta superficialita' nelle relazioni. Sono tutti amici e gentilissimi di primo acchitto, poi quando cerchi di scavare a fondo nelle persone trovi quasi nulla, sono un po' vuote di contenuti.
Manca "ritmo", manca un'anima.
Non e' una cultura, quanto piu' uno stile di vita. In tre parole: RUGBY, BIRRA, BARBEQUE. OZY! OZY! OZY!

Vorrei scrivere di piu' ma credo avrai gia' capito il senso della storia.

Se fosse piu' vicina all'Europa, credo che mezza Europa verrebbe a vivere qui. Ma poi non sarebbe piu' l'Australia che e'. Un paese di sole, rispetto, felicita', serenita'. Manca un vera anima, ma quella ce la metti tu. :)

Ciao!

Anonimo ha detto...

Grazie...sei stato chiarissimo..cristallino!
La natura in effetti è quella che mi attira di più lì in Australia..la gente, mi avevano già detto, è un po'ignorantotta..ma buona gente..Comunque l'esperienza che stai facendo credo sia davvero speciale...e coraggiosa!Si vive una volta sola:se si lasciano scappare i treni che passano,specialmente da giovani, si richia di "non rischiare" mai...e di subire la vita senza viverla fino in fondo!
Ciao! eli

alemarty79 ha detto...

...che si siano ispirati all'Australia per girare "Pleasantville"? ;-))

Un bacio!

Ale

chicco ha detto...

grande siso chicco ti manda un grande abbraccio, ho parlato con tuo fratello e mi ha detto del blog.
beato te che hai avuto il coraggio io mi so laureato mo e se avessi avuto un pò più di palle sarei volato anche io....
un bacio grande da tutto il butera ( magrini lello capri gianluca e ovviamente io )

Anonimo ha detto...

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