sabato 21 aprile 2007

Al "Taronga Zoo"













Praticamente c'erano tutti gli animali esistenti. Mancavano solo i Puffi.
Volevano ingabbiarmi a me, per rappresentare la specie.
Ma gli ho detto che io ero "Puffo-Fotografo" e quindi non potevo stare dietro le sbarre, bensì dall'altra parte. Heheheheheheh. ;-)

Il Casinò della Yakuza


Ci son stato, perché no,

una sera al Casinò.
Mille luci, mille suoni,
in ricerca dei milioni.
Un gran posto, pien di lusso,
che m'ha dato un lisci'e busso.
Peggio soldi non li ho spesi,
era pieno di cinesi!
Giapponesi, koreani,
che vincean fin'a domani.
Venti dollari c'ho messo,
a pensarci, che gran fesso!
A sisotto, non lo sai?
coi cinesi, sono guai!
All'inizio un po' vinceo,
puntai ancora. Ci credeo.
Mala sorte sfortunata,
se dall'uomo è governata.
La vittoria c'ho lasciato,
dritto a casa ben beffato.
Che ti serva di lezione,
caro siso, gran coglione!
Attirato dal denaro,
sei rimasto con l'amaro.
Occhi a mandorla lo sa,
qualcun sempre ci cadrà.
Ma alla prossima, lo giuro,
punto solo sul sicuro.
E se il sicur nel gio' non c'è,
bel cinese, gioca te.

Qui finisco la rima mia,
perché nel dado, non v'è poesia.

Il Caffè Roma


Sabato 7 - Domenica 8/4/2007


Due settimane or sono, nel week-end di Pasqua, il sisotto ebbe la sciagurata idea di accettare, essendo a corto di money, un lavoro come cameriere al Caffè Roma, come già accennato nelle pagine addietro. Dire che è stata un'esperienza massacrante è un eufemismo.
Dodici ore di lavoro sabato sera e altrettante domenica, dalle 6 del pomeriggio alle 6 di mattina. Un totale di 24 ore di seguito, saltando giusto la mattina di Pasqua, a correre da un tavolo all'altro. Non solo, per poi essere pagato molto meno del pattuito. Il proprietario è italiano. Molti mi avevano detto di diffidare dal lavorare con gli italiani all'estero. Ora ho capito il perché. Ma, tralasciando questi piccoli dettagliuzzi, mi sono divertito. Il Caffè Roma è effettivamente un locale bello e molto particolare. E' uno dei pochi ristoranti qui a Sydney ad avere la licenza per restare aperto e vendere alcoolici oltre la mezzanotte. Infatti, fino a mezzanotte, si presenta gente normale a cena e la serata scorre tranquilla. Dopo, quando tutto sembra calmo, in realtà è la quiete prima della tempesta. Arrivano a non finire fino alle 5, orde di ragazzi e ragazze ubriachi, appena usciti dai locali (la zona è quella di Kings Cross, il centro della vita notturna). 18-22 anni, tanto alcool, tanta droga. Sfasciati come pochi, bagnati dalle bevute, con gli occhi sfatti e le risate ebeti, arrivano al locale per ordinare, le poche volte che si riesce a capire mentre sbiascicano parole, la loro pizza, il loro ennesimo drink o la loro pasta con il pesce e "can I have some parmesan please?". Pesce e parmigiano sulla pasta. Questi stanno veramente luridi. Dà quasi fastidio vederli. E in effetti questa è, ad un mese che sono qui, la notte di Sydney. Ragazzetti in giro per la città, sfranti e ubriachi, che sembra debbano divertirsi per forza. Amara, molto amara visione. Non sono fastidiosi né tanto meno importunano la altre persone. Si distruggono tra loro stessi, rimangono isolati con le loro pasticche e i loro stordimenti forzati.
Beauty for them.

La nota positiva sta invece nel fatto che in queste due sere consecutive non ho mai visto una concentrazione così alta di belle ragazze nello stesso posto.
Il Caffè Roma è uno showroom di gnocche.
Non ci credevo mentre servivo. Ogni, dico ogni, ragazza seduta in un tavolo qualsiasi, aveva delle gambe lunghe e tornite, un fisico perfetto, un viso splendido. Non sto esagerando. Sarà che qui, come dice Kinna, sono "body conscious", consapevoli e attenti al fisico, ma queste hanno veramente esagerato. E poi tutte tettone, co' ste bocce de fora.
Molte rifatte, ma rifatte bene. Dopo tanto bel vedere però, mi sorse un dubbio. Locale posto in una zona molto "hot" di Sydney + ora tarda + le splendide veneri erano accompagnate da tipi della "napoli nascosta", loschi figuri laccati e abbronzati col viso butterato di 50enni con anelli d'oro alle dita. 2 + 2 fà 4 anche in Australia. Parecchie, non dico tutte ma almeno la metà, erano "escort". Accompagnatrici d'alto bordo.
La restante metà erano gnocche e basta.
In questo mese ho avuto modo di osservare che qui a Sydney esiste una particolare dicotomia nel sesso femminile. Il 70% sono buste della Sma. Veri e propri scaldabagni. Grasse, grosse, brutte, informi, sciape, inespressive, vuote.
Il 30% sono ragazze bellissime, modelle che incontri di giorno per strada. Alte, snelle, gambe impressionanti, caviglie fine, seni tondi, visi angelici. Ma rimangono sempre inespressive e vuote nella maggior parte dei casi. Sembra di parlare con delle "bellissime" noci di cocco.
Ma che c'avranno da ride tutti i momenti.
Eh...ma qui è così, sono belli i panorami, è bella la natura.
Se a Roma ci sono le "fighe di legno", a Sydney ci sono le "gnocche di cocco".
Ecco, ho trovato il pay off.
Ed ecco la reason why: perché sono belle, perché sono torde e perché si fanno di coca.
Meno male, da buon pubblicitario, sono ancora capace di analizzare il mercato.

A proposito di pubblicità. Durante quel sabato sera di lavoro, entra una tavolata di venti persone. Era un compleanno. Tutti belli, uomini e donne. Ad un certo punto mi accingo a servire il copioso tavolo - "Simon???" - sento una voce inquieta chiamare questo nome - "Simon!" - di nuovo la voce, più diretta verso di me questa volta , al che ho capito che era me che stava chiamando. Incredulo e curioso, dirigo lo sguardo verso la voce. "No" - ho commentato dentro me - "No! Signore, sono arrivato da poco, perché già mi fai questo?".
La voce era uno dei Copywriter della Saatchi con cui avevo fatto il colloquio pochi giorni prima. "Simon?!?!!? What are you doin' here?!" Mi chiede perplessissimissimissimissimo. E io, muto e imbarazzato in un primo momento ma con un guizzo di ironia un istante dopo: "Hi Anthony" - "I'm just "waiting"...(waiter è il cameriere)...for your call in Saatchi". Tiè, battuta pronta a brucia pelo. L'ha capita, meno male. Ha sorriso divertito.
Poi però non mi ha più rivolto la parola per tutta la sera.
Cosa mi avrà voluto dire???

Però che scena ragazzi. A volte il destino è più ironico di me. Ma proprio questo della Saatchi dovevo beccare? E' stato a metà tra il divertente e l'imbarazzante. Da nascondersi e non farsi vedere più. Io, che poche ora prima ci avevo parlato proponendomi come creativo, adesso lo servivo e riverivo con le varie portate e gli chiedevo se la cena gli fosse piaciuta, mentre continuava ad ordinare bottiglie di vino. Oh, non ho saltato una portata! Ho cercato di fare di tutto per mandarci un altro cameriere a servire, ma niente! Destino ha voluto che andassi sempre io. Ad un certo punto incrociargli lo sguardo era diventato terrificante.
Che grezza infinita. Ma la battuta glie l'ho fatta.
E, in fin dei conti, ci siamo salutati con un sorriso.
E' stato carino:

"Ciao Simone...no worries, you'll do it, just wait...things will happen".
"Yes, I wait, Anthony....as you can see, I'm just a "waiter" at the moment". ;-)

Manu prepara la scenenggiatura per il film,
che quel "soggetto" di tuo fratello ce l'hai già.

Domenica Auto-Grill





D0menica 15/4/2007

Dopo la fantastica giornata passata a gironzolare per i Royal Botanic Garden, la sera Gianluca mi porta in un locale per salutare un suo amico che tornava in Italia. Oddio la "sera", diciamo che qui è sera già alle 5 e alle 7 si cena. Like the chickens (...questo posto continua ad avere similitudini impressionanti con Perticano...solo lì ho visto mangiare alle 6.30/7 di sera...).
Allora arriviamo in questo pub, poco fuori dal centro. Sembrava un pub tranquillissimo come ce ne sono tanti anche da noi. E invece entriamo ed inizia un dedalo di locali, spazi, aree dedicate ora ai giochi, ora ai bar, ora ai ristoranti, ora al biliardo, e poi sale tv, zona poker: tutto in stile coloniale. Una roba a dir poco stravagante.
Entrati nel pub, rimaniamo attoniti da un'usanza che qui si usa spesso fare la domenica, ed i pub come questo sono attrezzati apposta. Immaginate un normale pub irlandese a Roma ma, con una macelleria al suo interno e un'area cottura per il barbeque grossa come casa mia, dove ognuno può cucinare come vuole la sua carne. "Qui è il paradiso" mi sono detto. Ebbene sì, a questa vista ho goduto, incredulo. Ci siamo seduti al tavolo e ci siamo presi la nostra mega guinnes. Poi, alla macelleria, ci siamo scelti il taglio di carne che volevamo (notare bene che sono tutti filetti: T-bone, scozzese, manzo australiano, taglio new yorkese, ce n'è per tutti i gusti). Preso il filetto, con gli occhi che mi brillavano e le mani che non vedevano l'ora di cuocere, abbiamo raggiunto il barbeque. Non stavo nella pelle, e non ci stava neanche più il mio filetto scozzese in effetti. Era tenerissimissimo. Da mangiarlo senza neanche cuocerlo.
Con la maestria che ormai ho acquisito da anni, mi sono accinto a scottare leggermente le carni ora da un lato, ora dall'altro. Mi sono divertito come un pazzo. Cucinare la carne alla brace è una delle mie fonti di gioia. Al ché, a fine cottura, c'era un banchetto in cui ho potuto scegliere tra una miriade di salse e condimenti. Ma, nella mia miglior tradizione, ho solo aggiunto sale, pepe, un pochino di olio a crudo e degli odori. Senza ste cavolo di salse barbeque&friends che storpiano ogni sapore.
Dopo questo amplesso di carne, ho preso la mia insalata, questa bella variegata e inciafrugliata, e mi sono seduto con i miei compari a desinare. Uno s-p-e-t-t-a-c-o-l-o.

Durante la cena si sono poi aggiunte anche altre persone e quando abbiamo finito, siamo saliti al piano superiore, che era in realtà un piano del Quirinale con decine di stanze per giocare a biliardo. Devo ammettere che questo multi-pub è un posto molto bello in cui passare una tranquilla domenica sera.
Insomma, mentre giochiamo, mi presentano un tizio, un certo Michael.
Questo è australiano ma ha vissuto sette anni a Milano ed ora è tornato in patria.
"Hi Simon, nice to meet you, figa!" - "Hey man, do you wanna quit o ci stai dentro?". Sono stato tutta la sera a ridere. Sembrava tipo Salvatore del Nome della Rosa. Troppo forte. E poi un roscione enorme, che porta 56 di piede. Me lo sono fatto amico ;-).
Cambiava linguaggio e mischiava milanese e inglese in un modo che non potevi non ridere.
Era un divertimento il solo sentirlo parlare. Ma che accento milanese poi! Uguale! Di quello odioso che li prenderesti tutti a randellate sulle gengive sti milanesi. Ma lui no. Ovvio.

Sono tornato a casa full of beer and loughs.
Una domenica bestiale. Soprattutto per il filetto.

lunedì 16 aprile 2007

Per la mia Pinuzza








Domenica 15/4/2007

Che domenica!
Mi sono alzato presto e sono andato a messa. I cori gospel in chiesa sono sensazionali, da brividi. E ti mettono una gioia e un carica infinite.
Uscito, sono andato a vedere l'Art Gallery del New South Wales. Un museo ad ingresso libero con opere di autori australiani contemporanei, altre di europei minori e altre ancora di arte indù e buddhista. Molto interessante. Mi sono piaciute le tele piene di Sidney Nolan, lo stile cartoonistico e postmoderno di Howard Arkley e le "alchimie" pittoriche di Brett Whiteley di cui, se non sbaglio, un'opera è ripresa nella copertina di un album dei Dire Straits, "Alchemy" per l'appunto.
Poi, con una giornata di sole senza precedenti, me ne sono andato a passeggiare per i Bothanic Gardens. Una distesa verde nella città. Con alberi e piante (e ragni) provenienti da tutto il mondo. Più che un giardino, un paradiso, che termina con una vista mozzafiato sul mare, con l'Harbour Bridge e l'Opera House a fare da cornice, brillanti sotto la luce del sole.
Camminando, ascoltavo "I think about you" di Brian Adams.
L'avrò riascoltata 20 volte. Mi piace, mi mette di buon umore.
Come scrivere stando a piedi nudi sull'erba.
Sì, oggi mi sono sentito io. Il sereno del cielo è di nuovo vicino al mio colore dentro.
E ho pensato a mamma, domani (oggi) è il suo compleanno.
Le dedico questa canzone.
Mi manca (non la canzone, la canzone ce l'ho... mi manca la mamy... unghè ...).
Queste emozioni di pace.
Questa domenica al sole.
Questa meraviglia di profumi, colori e fiori.
Li dedico a te.
Buon compleanno Mamma. E buona Parigi!

P.S.
Ti prego, basta che non mi chiedi più di andare su quel sito dove aiutano
gli italiani in Australia!
Me la cavo bene anche da solo, non devi preoccuparti, ce la posso fare...
...dai Ma, per cortesia.
Poi il concorso per i cortometraggi italiani lo vedo domani.
Così iscrivo Manu e viene qua pure lui.
Ok? Sei più tranquilla adesso? Oooooooooh, meno male.

Ciao Pinù, baciotto.

I oughta be workin - but I cant concentrate
I oughta be sleepin - steada stayin up late
When I oughta be doing all the things I should do
I think about you

I oughta be writin - but I cant find the song
Just sittin here driftin - driftin along
Theres only one thing that I wanna do
And thats think about you

I think about you - I cant get no rest
I think about you - there aint no one else
Its all I can do - I cant help myself
Ya - I think about you

I could go cruisin - but Ive had enough
I could go drinkin - but I cant stand the stuff
It just dont do me like it used ta do
Id rather think about you

I think about you - I cant get no rest
I think about you - there aint no one else
Its all I can do - I cant help myself
Ya - I think about you

ARI - AUGURI! ;-)

giovedì 12 aprile 2007

Goodbye Kinna


Venerdì 6/4/2007



Venerdì scorso è partita Kinna. Al secolo, Karolina Struminikovski.
E’ partita a 28 anni per Londra. Da sola. Ha mollato lavoro, famiglia, amici.
Starà a Londra per almeno due anni, a lavorare per una società finanziaria che la porterà in giro per tutta l’Europa. Era quello che voleva.
A settembre forse sarà anche a Roma.

Kinna è una ragazza con le palle. Ma grosse.
E’ una persona molto razionale, realista, disincantata.
Ha costruito un muro protettivo davanti a sé, che la protegge.
L’ho conosciuta quest’estate a Mikonos. In un locale, alle 8.30 del mattino.
Gli ho chiesto un accendino e da lì ha preso fuoco una bellissima amicizia.
Durante questi mesi, prima del mio arrivo in Australia, ci siamo sentiti molto via msn.
Ma qui l'ho conosciuta meglio, non in senso biblico.

Siamo due persone opposte, nell’approccio alla vita e nelle culture.
Eppure da questo è nato uno scambio infinito. Un arricchimento continuo.
E’ una persona con cui ho parlato davvero di tutto.
Dalle differenze tra le culture e le persone italiane e australiane, alle teorie sul mondo, alla credenza o meno in Dio.
Dalla politica all’economia, dal serio al faceto, dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno, di quel seguro il fulmine tenea dietro al baleno.
Gira sul ceppo acceso lo spiedo scoppiettando, sta il cacciator fischiando…
...ah no, questa è un'altra poesia, sorry.

La mia emotività e la sua razionalità si sono compensate. Due caratteri molto diversi, ma in sintonia, mai in contrasto. Forse perché all’esterno le persone possono essere agli antipodi, ma dentro, al contrario, molto simili. E io l’ho sentita simile a me nelle intenzioni, nella voglia di non fermarsi, di scoprire, di vedere, di non accontentarsi di un cazzo di lavoro che ti assume per limitarti. Per ostacolarti e mantenerti nello status quo.
L’ho sentita simile nelle aspirazioni, nel coraggio, nel desiderio dell’esperienza, nella curiosità, nell'andare a vedere che c’è, come si vive e come si pensa dall’altra parte del mondo.
Nel vedere il pianeta reale, non tramite internet stando 10 ore al giorno davanti ad un computer. Nella straripante voglia di viaggiare non solo per ferie.
(Tra parentesi, qui le aziende danno 4 settimane pagate di ferie, in più puoi prendertene altre 4, non pagate. Ma puoi prendertele. Perché le ferie non sono concepite come fancazzismo, ma come investimento. Eh già, qui le aziende investono nelle persone. Strano per l’Italia èh?! Sembra una parolaccia “investire nelle persone, nei giovani”. Fanno continui corsi di aggiornamento. Chiedono ai dipendenti quali siano i loro interessi, i loro obiettivi, e li aiutano pagandogli corsi di formazione, anche all’estero se necessario. C’è il riconoscimento del valore dell’individuo, del capitale umano. Il vero valore di un’azienda. Ma in italia, e non è per sputare nel piatto dove ho mangiato, si guarda a breve termine. Alla spesuccia del giorno. A far tornare i conti, ma non i signori. Si guarda al piccolo budget del giorno per giorno. Si investono 5 euro di benzina invece di fare il pieno. C’è miopia. C’è incapacità di guardare lontano. Non c’è tempo per l’attesa. Investimento e risultato immediato. Se non si possono vedere subito i risultati di corsa, allora non si investe nemmeno. Ma parlo di investimento nelle persone, ovviamente. Nei giovani. In quei giovani come me intrappolati in un sistema da cui per uscire si devono fare scelte drastiche, solo per la voglia di crescere e migliorare, e tornare un giorno più grandi e con tante esperienze da mettere a disposizione.
No, non è una critica. E’ la realtà, vissuta sulla pelle. La mia.
Kinna è un altro discorso.
Tutto questo tra parentesi, in silenzio, col sorriso di circostanza, e i denti stretti per non far vedere l’amaro dentro, come è solito comportarsi in ambienti di lavoro connazionali).

Ma torno a parlare di Kinna.
E’ stata straordinaria con me. E la ringrazio anche adesso. Mi ha aiutato ad ambientarmi, ha cercato sempre di mettermi a mio agio. E’ stato facile inserirsi nel suo gruppo, ma qui ammetto che c'ho messo anche del mio…heheheheh, al solito.
Mi ha fatto conoscere l’altra Sydney, quella non turistica. Mi ha aperto le porte della sua famiglia, che ora è come una seconda famiglia qui in Australia per me.
La mamma, Liljian, mi invita praticamente ogni settimana a cena. La sorella, Venera, ha due figli troppo divertenti. Jordan, che è un peperino simpaticone con cui me tajo ogni volta, e Angelina, la più piccola, uno scriccioletto da sbaciucchiare in continuazione. Con il marito, John, parlo di sport. E’ una famiglia macedone ortodossa, ma le differenze tra le culture non esistono quando c’è la consapevolezza e la gentilezza d’animo. Anzi è così divertente scorpire le affinità e le superficiali distanze. E’ una famiglia sana, a cui voglio bene. Mi fanno sentire a casa. Anche perché la mamma sta messa come mia mamma, col figlio/a dall’altra parte. E allora mi dice di chiamarla “Zia Liljan”, heheheh. E me fà certe cene. Cibo prettamente macedone, spesso non capisco cosa sia, ma cucina veramente bene. E poi a me me piace tutto. Non sono certo il tipo che fa complimenti o si schifa a sperimentare nuovi sapori. Al contrario, mi dà proprio gusto, specialmente quando è cucinato bene.

Insomma, Kinna è partita, e mi dispiace non poco.
Sono però sicuro che sarà un’amicizia di quelle destinate e durare.
Le auguro di trovare la sua serenità e la sua felicità. L’equilibrio.
Per placare quel senso di insoddisfazione e di incompletezza che domina l’animo umano.
Credo che stiamo affrontando, in posti diversi, lo stesso viaggio.

E allora Kinna, take it easy. No worries.
Goodbye.

Ma siamo sicuri che nella Hunter Valley producono vini?








Mercoledì 4/4/2007


Un bel giorno, sempre io, Gianluca e Ugo, decidiamo di prenderci il nostro "day off" per andare a vedere e soprattutto a degustare gli osannati e decantati vini della Hunter Valley.
Partiamo alle 7.30 con il pulmino della "Boutique Hunter Valley Tour", capitanato alla guida da un signore che assomigliava a Paolo Bonolis ma con la nasca ancora più prepotente. Premetto che la sera prima avevamo fatto molto tardi, chi per un motivo chi per un altro. In quel pulmino c'avevamo un sonno che non lo sto a raccontare, ma purtroppo era impossibile dormire. Perché? Perché il nostro gentile Paolino non si è azzittato un attimo. Parlava di qua, di là, di questo, di quello. Un tormento! Anzi, una "bean's pot" (na pila de facioli) come la chiamano qui. Bla bla bla durante tutto il viaggio. 2.45 h. da Sydney alla vallata. Ma, devo dire, la vallata ha meritato davvero. La vallata. Dei vini ne parlo dopo, se non mi rode ancora il palato. Dunque, a metà viaggio ci fermiamo per una sosta in un'autogrill, che ha un altro nome ovviamente. Come entro, preso dal sonno, faccio uno sbadiglio, ma quando richiudo sento dentro la bocca un'aria molto densa, corposa, quasi solida. Dopo un attimo sento sapore di carne, come se l'avessi mangiata. Ma era solo aria. Non ci ho voluto credere. Eravamo in un fast food alle 8 di mattina, con gli omìni che cuocevano la carne e friggevano patatine. E l'aria era talmente densa di cotture che, con il mio farfallino e leggadro sbadiglio, ho potuto assaporare un big mac. Praticamente l'ho mangiato. E da lì ho iniziato a capire come sarebbe andata la giornata. Ripartiti, dopo un'altra ora e mezza di chiacchiere di sto infinito rompi maroni, arriviamo nella Hunter Valley. Una verdeggiante distesa di pianure e colline coltivate. Vitigni che ora si avvicinavano ora si allontanavano all'orizzonte (avevo già bevuto? no). Farm che punteggiavano il territorio. Emozionante, come l'attesa che preannunciava una giornata di gote rosse. Le premesse, a parte il sandwich d'aria, c'erano tutte. Ma, purtroppo, proprio come funziona con i vini, se la vista e l'olfatto promettono molto, poi il gusto deve mantenere e soddisfare. E' questo equilibrio, la prova olfatto/gusto, che fa capire se un vino è un buon vino o una sola pazzesca. Perché la vista e l'odore si posso "costruire" con tecniche raffinate, ma il gusto, belli de casa, o i chicchi c'hanno carattere e so pieni de sostanza, o so mosci e pieni d'acqua. L'equilibrio, in questa giornata è mancato. Per tanti motivi...heheheheheh.
Diciamo che anche se i vini non sono stati il massimo, na bella 'nciuccata ce la siamo presa.
E pensa che mal di testa alla fine, al ritorno. Pieni di vino e con Paolino che ancora c'aveva da dì sul paesaggio, sulle storie, sui vitigni. Ho capito! Statte zitto n'attimoooooooooooo!
Cmq, andiamo con ordine ad introdurre un'analisi organolettica dei nettari.
Abbiamo visitato in tutto tre produttori. Stavano bene, tutt'apposto.
Salute, allora! Cheers!
Tutti e tre ci hanno fatto più o meno assaggiare gli stessi vini.
Per i rossi, questa è la terra dello "Shiraz" e del "Cabernet Sauvignon".
Per i bianchi, questa è la terra del "Semillon".
Per i neri, questa è una terra come un'altra, tanto la lavorano sempre loro.
Zi Padrone!
Scherzo èh, ma è vero che le piantagioni sono monocolore.
Anzi, ecco l'idea per una campagna sociale: "Basta con la storia in bianco e nero".
Questo potrebbe essere il concetto in fase embrionale, va sviluppato, ma non mi va.
Canà pensace te.
Dall'esame prima lucido ma via via sempre più lucido nell'occhio, il palato del sisotto ha constatato che:

"I vini della Huntev Valley sono pvomettenti all'olfatto ma deludenti al gusto. Gli odovi sono di fvutta fvesca, fiovi, con sentovi di pesca, vaniglia. Ma puvtvoppo il sapove è acidulo, il legno si sente ma "allappa". Non hanno equilibvio, pavtono covposi e votondi pev finive a metà bocca lasciando solo acqua. Non pevsistono, si pevdono dopo un attimo. Mancano totalmente di stvuttuva. Sono sbilanciati, ova vevso gli acidi, ova vevso gli zucchevi. Penso anche che siano vini concentvati o con zucchevi aggiunti. Sembvano costvuiti apposta pev la vendita. Ed infatti sono frvutto di aziende molto giovani. Abbiam bevuto tutti 2005, 2006. Le stesse aziende esistono al massimo dal 2003. Non c'è stovia. Come dappevtutto qui in Austvalia".

Manacano di tradizioni tramandate, di botti di rovere che trasudano, di cantine impregnate di mosto. Sono tutti capannoni, nuovissimi, con macchinari spaziali e le botti dell'ikea.
Puro legno danese, bello, marrone chiaro, nuovo!
Manco la Playmobil ne farebbe di migliori.
E, ovviamente, in vino veritas.
Un nota di merito va però data all'impegno, lasciamoli crescere.
L'uva e il terreno buoni, secondo me, ci sono. E' l'arte che va sviluppata.
Non male i vini da dessert, simili al nostro passito o ad un moscato molto leggero.
"Il passito vuole un passato", ho detto ai produttori.
Hanno riso. (Peccato, volevo la pasta).
Ma mi sa che non l'hanno capita, il fatto è che non era solo una battuta.

Al calar del sole, ci siamo poi fermati a "desinare" come dice nonno, perché mangiare è "urrito", come pensa manu. Dicevo, ci siamo fermati in un'industria casearia.
Ecco, i formaggi meritano sul serio. Sono ottimi. E va detto.
Na scaciottata del genere non me la sono mai fatta neanche in Italia.
Ne avremo assaggiati una ventina. E nessuno che abbia deluso.
Qui è avvenuto il contrario, che ironia.
Gli odori erano disgustosi, puzza di piedi pura appena tolte le superga senza calzini, con la cremina tra le dita proprio. Ma il sapore, il sapore non dico ai livelli dei casei svizzeri, ma un bell'otto in pagella se lo sono meritato.

Quindi, puzzanti di formaggio dalla testa ai piedi (ovviamente) e ubriachi come carta assorbente, siamo tornati a casa.
E Paolino ancora parlava.

lunedì 9 aprile 2007

Un pomeriggio qualunque





Uno di quei momenti in cui ti senti felice di vivere solo per il fatto di osservare.
In silenzio, nel calore del sole.
Ora guardi, ora scruti, ora osservi, ora vedi.
E ti meravigli.
E’ stato un pomeriggio come quelli che passo a Perticano.
Dove, su una collina, mi metto a guardare in silenzio.
Aspettando che le immagini catturate dai miei occhi si adagino anche nella mia anima.
E’ l’arrichimento di uno scambio con la natura.
E’ un’osmosi di sentimenti.
Senti le tue pupille come finestre, che aprono la tua casa, quello che c’è dentro di te, all’aria fresca che proviene dall’esterno.
E senti di arricchirti.
E senti un benessere che ti riempie lo spirito.
E odori.
Ogni senso è stimolato.
Ogni senso carpisce tutto ciò che è possibile.
E’ un nutrimento immobile ma allo stesso tempo intenso, vivido, sereno.
Sono quei pomeriggi di fine estate in cui ti sembra di vivere in un altro tempo, in un’altra dimensione. Siamo solo io e il mondo.

E comunichiamo in silenzio.

Privi di parole che cristallizzano sempre troppo approssimativamente i movimenti interiori.
E’ un perdersi e ritrovarsi continuo.
E’ uno squilibrio e un riequilibrarsi.
E’ la sensibilità divina e dannata, di riuscire a sentire dentro te ciò che le foglie, gli alberi, il mare, il vento, vogliono esprimerti.
E’ gioia e nostalgia. Sereno e inquieto. Pace e turbamento.
E’ ciò che vivo a Perticano.
E’ ciò che ho vissuto in questo pomeriggio a Sydney.
E lo volevo ricordare.

V Festival






Sabato 31.3.07

Dopo aver riempito la pancetta di pesciolini con pancetta, il sisotto si è andato ad ascoltare un bel po’ di sana musica al Centennial Park. Con Kinna e i suoi amici. C’era il Festival della Virgin. Che, ahimè, non era una kermesse “free admission” in giovani illibate, ma un evento promosso dalla omonima casa discogra-fica (per rimanere in tema).
Un pomeriggio, che si è protratto fino a tarda serata, in un parco immenso.
Questi gli ingredienti per un evento tutto da gustare:

- 1 parco a perdita d’occhio
- 3 palchi sparsi
- 10 amici
- 100.000 persone
- ettolitri di birra


Preparazione:

Prendete tutti gli ingredienti e mescolateli come vi pare. Aggiungete tanta buona musica, anche di generi differenti. Rock, punk, reggae, hip-hop, anni ’80. Lasciate cuocere fino a sera. Ogni tanto spruzzate qualche pizzico di humor del sisotto qua e là. Innafiate sempre con birra a volontà. Dopo circa 4 ore, arricchite il tutto con una performance indimenticabile dei “Pet Shop Boys” dal vivo. Emozionatevi alle lacrime in queste sonorità anni ottanta, che vi ricordano il periodo delle medie e delle superiori.
Chiudete il tutto con “GO WEST”, cantata a squarciagola con altre centinaia di persone, facendo la tipica mossa del video con il pugno che dal cuore va a braccio teso verso ovest, seguendo il ritornello.
A fine cottura, ma quando siete veramente ma veramente cotti, tornate a casa soddisfatti.
E buon appesiso.

Il Fish Market






Sabato 31.3.07

Un'invasione del pesce più fresco che abbia mai mangiato. Una delizia del palato. Un inno all'ittica. Una celebrazione di crostacei. Un paradiso di calamari. Un mondo sommerso, emerso in padella. Il Fish Market di Sydney.
Con Gianluca e Ugo, che adesso è ripartito per Siena, ci siamo stati sabato scorso. Quando ancora non mi era preso il "mostro". Ma che mostri ho visto invece sbattuti sulle vasche! Il Fish Market è un capannone enorme, a un passo dal porto. Se ci vai presto la mattina, puoi assistere alla consegna del pesce fresco e subito dopo all'asta e alla compravendita. E' divertentissimo. Un macello, anche se è una pescheria. Ma non so se all'interno ci sono più cinesi che pesci. Ogni banco è il lolo, polca miselia. Cmq, arriviamo per l'ora di pranzo. Allibiti dalla magnificenza del posto, ci mettiamo a scattare foto a tutto spiano ad ogni tipo di mollusco esistente. Il mercato aveva tre cinesi in più. Poi, con sagacia culinaria e saggezza palatale, mi metto a scrutare tutte le cotture e le varietà possibili. Eh sì, perché la caratteristica di questo posto è che il pesce che arriva fresco sul banco lo puoi scegliere e fartelo cucinare all'istante come vuoi tu. Fritto, brace, padella, crudo, sushi. E poi gli abbbinamenti! Con tre "b", perché sono troppo golosi. Ostriche con cubetti di bacon, granchio alla besciamella. Squisiti. Le ostriche neanche mi sono mai piaciute, ma queste col bacon sono uno spettacolo. Insomma, ci prendiamo la nostra frittura mista, un vassoione di calamari, qualche filetto di tonno, pesci alla brace, semillon sauvignon blanc: ma qui inizia il vero godimento. Un prato verde e fresco, tra il mercato e il mare. Un sabato di sole splendente e azzurro. Un cielo terso, forse quarto. Distesi al sole, come gli antichi romani, su questo prato vista oceano a mangiare il pesce più fresco e più buono che mi sia mai capitato sotto le mani. Meglio di Senigallia! Si sente che vive in acque limpide, si sente che è sano, puro, incontaminato (e si taglia con un grissino...). E' stato uno di quei pranzi che non dimentichi. Sono quei momenti in cui ti senti in un quadro. Ecco. Mangiavo e, immaginandomi con un occhio esterno (un mostro!), mi sono sentito in una tela impressionista. "Colazione d'oceano" (Olio su tela, ma non sulla frittura. 45 x 30. Sisotto.) E te ne vai, col sole tenue del tardo pomeriggio, avendo tra le labbra il sapore dolce e salino del mare.
Dove te ne vai? Io dopo me ne sono andato al Centennial Park, al festival della Virgin.

sabato 7 aprile 2007

Still alive

Arieccomi! Si, lo so, è passata una settimana dall'ultimo post. Non ho scritto per un po'. Ma il tempo è stato minimo e lo stato d'animo non era dei migliori. E' stata una settimana molto dura. Diciamo che dopo i primi giorni di entusiasmo e scoperta, in questo periodo ho realizzato e preso consapevolezza di essere dall'altra parte del mondo e di dovermi dar molto da fare per campare. Sì, è stata dura. E lo è tutt'ora. Mi sono sbattuto a destra e a manca per cercare un lavoro per mantenermi. Nel frattempo sono saltato come un grillo per le agenzie di pubblicità a chiedere colloqui. Non c'è stato un attimo di tregua. Posso definirla come la settimana dei momenti. Un momento correvo per cercare lavoro, un momento facevo delle prove per impieghi diversissimi tra loro, un momento conoscevo persone, un momento facevo nuove esperienze di vita, un momento mangiavo (poco devo dire...ho riperso i due chili...olè), un momento mi godevo il sole in Hyde Park...fino al momento in cui mi sono detto "Hey, un momento! Ma un momento per me?". Eccolo. Solo ora riesco a scrivere e a riprendere i contatti col mio Paese e con chi mi vuole leggere. E' una bella sensazione. Quando scrivo, mi sento più vicino. Mi sento un po' più a casa. E riesco a riordinare le idee. E quante sono. Cambierò stato d'animo un'ottantina di volte al giorno. I progetti, i sogni, i motivi per cui sono qui, prima mi innalzano, poi mi abbattono, poi mi risollevano. E in tutto questo cerco equilibrio. I'm settling in. Mi sto ambientando. E credo sia normale cambiare così velocemente prospettive e stati d'animo (normale per me che ci sono abituato...heheheheh). Sì, questa settimana mi è preso il cosiddetto "mostro". La nostalgia, i pensieri degli amici, della famiglia, delle condizioni che ho lasciato, del "ma che cazzo ci sono venuto a fare qui?". Anche per questo non ho scritto. Nei pochi minuti in cui trovavo un po' di spazio ho preferito stare con me stesso. Superare le difficoltà da solo, i pensieri "abbattenti" per conto mio. La base solida si sta costruendo bene. Ed eccomi qui a riscrivere. ;-)
La cosa più impressionante che ho vissuto è che in meno di 24 ore ho fatto tre lavori diversi: il lavapiatti, il cameriere e il venditore porta a porta.


IL LAVAPIATTI (la sera prima fino alle 2 di notte)

In un ristorante italiano, a Circular Quay, la zona più vecchia, più bella e più frequentata di Sydney. Il porto per intenderci. Sette ore a pulire piatti e pavimenti. Duro. Ma mi sono divertito. E' un'esperienza che in Italia stenterei a credere di accettare, ma qui è diverso. Qui ogni istante è una possibilità. In ogni luogo ci si mette alla prova. Ogni attimo è importante. Ogni attimo è vita. Questo sto imparando. E quanto imparo da ogni attimo. Perché non so mai ciò che accadrà in quello successivo. Non ti puoi programmare più di tanto qui, puoi "solo" vivere. Perché le cose le semini, è vero, ma è altrettanto vero che quando dici di sì alla vita e ti apri senza paure, le cose accadono per conto loro. Tutto questa filippica semplicemente per dire che al lavoro come lavapiatti ho detto no. Anche se mi pagavano 15 dollari l'ora per sei giorni full time la settimana. Ma non sono qui per questo. E' cmq stato molto interessante osservare la zella che lascia la gente. Toccarla con mano per pulire i piatti e le pentole. Sgrassare, oliare di gomito, strofinare. Ora saprò che cavolo significa proporre un Cif o un Dixan a una casalinga. Ma di questo parleremo quando si tornerà a disquisire sulla pubblicità. Ho rubato con gli occhi, anche se per poco, le dinamiche all'interno della cucina di un ristorante, e mi sono sentito parte manuale di un team a cui dare il mio apporto non mentale. "Kitchen hand", appunto. E poi mi hanno offerto un cenone aggratise by fear!


IL CAMERIERE (il giorno successivo dalle 7 di mattina all'ora di pranzo)

Mi sono alzato dopo aver dormito zero, che puzzavo ancora di rimasugli e saponi industriali.
Cacarel n° 5.
Vado in questo bar, che aveva anche una sala ricevimenti. E, guarda caso, quel giorno c'era un meeting dei dipendenti della H3G, la compagnia telefonica. Ma sono assurdi! A inizio meeting, una sorta di pranoterapeuta prende e inizia a far fare esercizi di yoga e di rilassamento interiore ai dipendenti. Poi discorsi motivazionali, in cui tutti si sentivano convinti e consapevoli della potenza del loro karma aziendale. Che risate. Me so tajato. Per 5 minuti. Perché poi m'hanno messo 7 ore, dico 7, a fare questo: "Good morning, tea or coffee?". E li che versavo thè e caffè come un manichino. Meno divertente del lavapiatti, meno remunerativo, meno impegnativo a livello mentale...e sto dicendo tutto... Perché accettare?
Infatti, bella pe' loro.


IL VENDITORE PORTA A PORTA (pomeriggio dello stesso giorno)

Questo già più interessante. Non fosse altro perché ti dà la possibilità di implementare il tuo inglese sul campo e di conoscere un sacco di gente che neanche ti risponde al campanello. Bello, davvero. Gli australiani sono aperti, le loro porte no.
E' il tipico lavoro dove ti danno pane e formaggino (neanche ai tempi di bim bum bam quando me lo preparavo il pomeriggio alle 16.30, accompagnato con lauta tazza di latte e cereali per vedere i cartoni...) come salario base. Ma le provvigioni sono fantastiche! Per ogni contratto che riesci a far firmare, ti danno i soldini. E puoi guadagnare fino a 600 $ la settimana! In un primo momento, vista la mia proverbiale ingenuità, ho pensato che fosse una cosa interessante. Ma poi a mente fredda, capito che sarebbe stato un lavoro sullo stile "herbalife" in Italia, una di quelle catene assurde dove parti rappresentante e ti prospettano di diventare un dio in una settimana, con tanto di angeli a trainarti la biga e possibilità di redimere e inquisire i tuoi nuovi rappresentanti, ho gentilmente declinato l'invito alla divina carica.


MORALE DELLA FAVOLA

Morale della favola, sto co le pezze in the back. Ma stasera lavoro come cameriere in un locale italiano. "Caffè Roma", si chiama. Speriamo porti bene. Ci sono stato. E' davvero molto carino. Ci lavorerei volentieri. Vediamo come và.
Intanto ho fissato colloqui in diverse agenzie.

Insomma, ho seminato e continuo a seminare. Spero di arrangiarmi intanto come cameriere.
E sinceramente spero presto di raccogliere i frutti. Nel senso che mi sa proprio che me ne andrò a fare il fruit picking nelle fattorie. E' un'esperienza che solo quando sei qui puoi capire quanto sia bello e interessante fare.

Ma adesso che un po' ho fatto, lasciamo che le cose accadano.
E il morale è tornato buono.