martedì 5 giugno 2007

Primo Italiano







Domenica 3/6/07


L'Italia all'estero e' un altro Paese. Nel senso che e' un paese proprio.
Ma non all'estero Europa. All'estero lontano, come negli Stati Uniti, o quaggiu'.
Domenica scorsa io e Solfrins siamo andati al "Primo Italiano". L'evento principale del Sydney Italian Festival. Una domenica bestiale in cui tutta Stanley Street (la via storica del quartiere italiano a sydney) si e' trasformata in Via Del Tutto Eccezionale. Che bello essere italiani. Che sensazione unica. Che bella domenica. Mi sono e ci siamo sentiti a casa.
Partiti in due, poi ci hanno raggiunto Elena, una ragazza di Pescara, e nel pomeriggio Gianlu e Valerio (che sta ancora a decide se tornare a roma o no...ha cambiato il volo di ritorno sette volte...una delle quali alle sette di mattina quando aveva l'aereo alle undici. Qua se nun so matti nu ce li volemo.).
Appena arrivati, girato l'angolo di una di queste vie insipide di Sydney, vediamo un'apparizione. Panni stesi tra un palazzo e un altro. Camicie, calzini, mutande, canottiere. Mai alcuna vista mi ha dato cosi' gioia da due mesi a questa parte. Subito dopo, lungo la discesetta di platani, tra le casette e i balconcini attaccati, sulla destra, una famiglia molto numerosa, stava tenendo un pranzo all'aperto, con tavolini, pasta al forno che usciva, uomini a parlare con i bicchieri in mano, donne che portavano i piatti stracolmi. Pasta, affettati, carne e pesce al forno. Ci siamo commossi. Dalla fame. Allora ci siamo avvicinati semplicemente dicendo che eravamo italiani. Neanche il tempo di dire i nostri nomi che...Urla di gioiaaaaa! Ue' ue'! Cumpa'! Trase! Trase! E giu' ci hanno coinvolto a bere vino, ci hanno offerto di tutto. Un signore si e' messo a suonare la fisarmonica in nostro onore. Ragazzi, un'emozione nostrana. Tra i bocconi poi, ci siamo conosciuti. Il signor Fabio e il signor Marco ci hanno raccontato le loro storie. I bisnonni che sono venuti qui nel 1887, le tradizioni mai perse, quell'italiano di aggettivi antichi e di parole buttate li' in mezzo all'inglese. La lingua dei nostri compaesani emigrati fonde dialetti stretti, calabro, campano, siciliano, a volte veneto, con l'anglosassone.
Comme inne picciotti! Wudd you laik mbo' de rosso? Ma che calore nel cuore sentirli parlare. Come vivere dal vivo delle foto color seppia. Gente che si e' dovuta inventare la vita. Che va fiera del passato italiano. Che e' orgogliosa di essere italiana, molto piu' di tanti di noi.
Gente che si e' tramandata storie di paese, parlate, canti, poesie, credenze, tradizioni, che sono l'ultimo ricordo del loro (nostro) luogo natio. Ho provato una sensazione duplice. Quella di un'Italia stereotipata all'estero, l'Italia del "Ciao Bella, Primo, Pasta, Spghedi, Linguini, Mandlino, That's Amore, Capri, Naples, O' sole, etc". E l'Italia profonda, intima, interiore, ricordata, raccontata e li' rimasta, che hanno dentro queste persone. L'Italia degli anni 50. Il periodo in cui non solo dall'Italia, ma soprattutto dall' est europeo e dal mediterraneo orientale, molte popolazioni si sono mosse, dopo la guerra, per raggiungere l'Australia in cerca di fortuna. Gli Australiani non esistono. O almeno esiste solo la discendenza inglese. Il resto sono Libanesi, Macedoni, Greci e Italiani piu' di tutti, Tedeschi, Slavi, Croati, Sloveni, Polacchi che sono emigrati after the 2 world war. E koreani e cinesi a go-go.
La prima domanda che ci hanno fatto per strada infatti e' stata: "Da dove provengono i vostri genitori?". Dice tutto. Proprio come accade nei paesini italiani. A me ogni volta che vado a perticano mi dicono : "Questo e' coso, si', e' coso...el nipote de' Imolo". "Ahh...sendi mbo' e nonneto..come schta'?" Tu non sei Simone, sei il figlio di Pina e il nipote di Imolo e Adriana. E qua e' rimasto come nei paesi italiani 50 anni fa. A sta festa me pareva de sta' alla "Sagra del Cocomero de Coldepeccio" (tacci vostra, brutti zingari de coldepeccio). Mancava Neno a far da mattatore. Ma c'erano i palchi con le band, le fisarmoniche zompettanti, le rappresentazioni in strada di Romeo e Giulietta, gli stand con "Veri Piadini Romagnoli". C'era il tipico piacione 60enne emigrato, tutto bruciato dall'abbronzatura, parrucchino laccato nero impomatato, capezza e orologio d'oro, anello al mignolo, giacca, camicia sbottonatissima, con accanto la bamboletta di turno. Eccola m'e' venuta finalmente: "L'italia all'estero e' un ricordo che si e' fatto stereotipo". Fermo ai simboli perenni dell'Italia regionale e della bella dolce vita.
Alla fine, "O sole mio" ce la siamo cantata. La pasta al pesto, mangiata. Il caffe', preso. Quattro cazzate al bar se so dette comunque. Mi sembra che non c'e' mancato niente.
In fondo, Paese che vai, Italia che trovi.

E' da lontano che si apprezzano veramente le cose.
Siamo proprio un grande popolo. Con una forza culturale come nessun altro al mondo.
Solo che da fuori se ne accorgono tutti, e invece chi ci vive si lamenta e basta.
Ma com'e' sto fatto?

10 commenti:

veronica ha detto...

Leggere queste righe è come guardare nelle fotografie dei miei nonni:spaccati di vite ed esperienze lontane..e tu sei una artista a dipingere luoghi e situazioni. Menomale Simo che hai respirato un po' di Italia e del calore di qui, penso che ti manchi veramente tanto...la prox volta chiedi ai cumpa' se tornerebbero nel Belpaese, oggi, fuori dai luoghi comuni di ieri..secondo me non ci pensano proprio! L'Italia è stata fatta, ma gli italiani ancora no (povero Cavour!)..

Un beso

Pina ha detto...

E Garibaldi dove lo metti?
Mi trovo perfettamente in sintonia con Veronica.
GLI ITALIANI lì hanno lasciato un'Italia povera, ma dentro pulita.Ed è così che la ricordano.
IL 1 art. della ns. Costituzione recita così:
E' una Repubblica fondata sul lavoro.
E dove è il lavoro se oggi i giovani sentono il bisogno di andarsene? Come i loro nonni, bisnonni...
e si che di lavoro ne abbiamo prodotto... ma la ricchezza dove e?
Siamo un paese allo sbando in uno "STATO DEL DRITTO" e non "DI DIRITTO".

L'AustraloSisotto ha detto...

Ecco da chi ho preso il mio animo rivoluzionario. grazie mamma.
Hasta la pinuzza siempre!

Pina ha detto...

La solita "gruppettara", ma anche stavolta devo dargli ragione.
A proposito, dalle foto che hai mandato ho visto dei tricolori, non
ti ricordano niente???? Lo scorso anno di questi tempi insieme a Manu alla guida della mitica PT per 3335 Km. Roma-Hannover-Roma in tre giorni per vedere chi???, ma l'Italia.. futura Campione del Mondo.-
bella Siso
papa'

Pina ha detto...

MA HAI LETTO LE MIE DUE ULTIME MAIL? NON HAI RISPOSTO.
BACI BACI BACI MAMMA

D@di ha detto...

Spettacolare leggere le tue storie. Mi sembra di essere lì a vivere con te quest'esperienza. Grande Siso. Un abbraccio forte (qui nessuna novità).

Marta ha detto...

Fieri di essere italiani. Nonostante tutto e tutti, viviamo nel paese più bello del mondo. E dove lo trovi un popolo che fa un pranzo da cinque portate (più caffè e ammazzacaffè) sul prato di casa, sfornando cannelloni e lasagne come se niente fosse? baci sisotto!

veronica ha detto...

Signora, complimenti! Ha proprio ragione: più che in uno 'STATO DI DIRITTO' viviamo in uno 'STATO DEL DRITTO'..Si legge da ogni suo post quanto sia appassionata nella vita di tutti i giorni, e il 'Roberspierre' dei pubblicitari è un suo degno erede..
L'Italia è il paese più bello del mondo, è vero..ma dobbiamo cambiare mentalità: niente cultura del sospetto, più meritocrazia, meno saccenza..tanto per citare le necessità più incombenti..per il resto, che si lasci l'arte agli artisti e ai giovani!

Un salutone!

L'AustraloSisotto ha detto...

Certo che mi ricordo papa'. Come fosse ieri. Che viaggio indimenticabile. Ed e' gia' passato un anno, da nn crederci. Proprio ieri mi stavo riguardando le foto e il video con Manu ad Hannover...e il ricordo piu'lungo di quel viaggio e'...l'autostrada? hahahaha. Ciao Daddy! Ciao Mamy, Ciao Dady, Ciao Marty, Ciao Very, Ciao Besy, Ciao Silvy, Ciao Tutty.

L'AustraloSisotto ha detto...

E viva noi giovani Italiani. E pure i grandi che sono ancora giovani dentro. Fefotto & Pinuzza leaders del Movimento di Liberazione Giovanile!