mercoledì 25 luglio 2007

Anche un po' VIP




Qualche giovedì fa sono stato al Melt, un locale dove mi piace andare spesso il giovedì sera perché fanno della splendida musica 'jazz&funky' dal vivo. Il gruppo si chiama Darrel Jazz Band, ed è multienticamente composto da una varietà di elementi. Lui, Darrel, australiano, tastierista e cantante, è il leader. Poi c'è il bassista, argentino. Il chitarrista, americano. L'altro tastierista, sempre australiano. E il batterista, japponese, un fenomeno con le bacchette (mi sono chiesto se usasse i chopsticks del sushi per suonare...). E' un piacere ascoltarli. Ogni componente influenza i motivi, improvvisati, con le sue sonorità d'origine, e il tutto si fonde e si alterna in modo divino. La particolarità è che poi chiunque vuole e sa suonare uno strumento può aggiungersi al gruppo a pezzo iniziato. Entra un chitarrista, un sassofonista, un clarinettista così, ad libitum, dal pubblico. Si porta lo strumento e si inserisce quando vuole. E la band lo asseconda e gli dà spazio. Ma quanto è bella sta cosa? Che condivisione di emozioni, che rispetto, che voglia di scambiare culture, musiche ed energie. E' frizzante l'atmosfera che si respira al Melt il giovedì sera. Dicevo, eravamo io e Kerassia, una simpaticissima, sensibile e deliziosa ragazza triestina che ho incontrato a Melbourne (la prima ragazza del segno dei pesci che mi è mai capitato di conoscere) al tempo del mio viaggio con Gianluca (esperienza così intensa che devo ancora scriverla). Ad un certo punto incontriamo un ragazzo, sui 30 anni inoltrati, un bell'uomo di colore, alto, fisicato, uguale a Carlton Meyers. Iniziamo a chiacchierare e dopo un po' viene fuori che è il proprietario di uno dei più famosi locali di Sydney, lo Zeta Bar. Si è intrattenuto con noi tutta la sera, una persona di una gentilezza estrema, che dato il suo status, non aveva alcun motivo di passare la serata con due guaglioncelli italiani. Ma non mi sono sorpreso, a Sydney questo è normale. Puoi conoscere in ogni momento persone, di qualsiasi livello e con qualsiasi ruolo, in un attimo. E questo proprio perché non ci sono né livelli né ruoli. Non è come da noi. Siamo tutte persone, prima di ogni altra connotazione sociale. Ti si presentano loro, ti sorridono. Se entri in un bar da solo, stai sicuro che nel tempo di neanche 5 minuti qualcuno si fa avanti, ti offre una birra e si mette a parlare con te. Questa città è socialmente e umanamente aperta alle relazioni. A conoscersi reciprocamente, anche se solo per una serata. Insomma, passato un bel giovedì musicale, il sabato dopo decidiamo curiosissimi di andare a vedere il locale di Robert (Carlton Meyers). Stavolta c'è anche il mitico Solfrins con noi. Arriviamo, un' atmosfera da video 'Made in Usa' del rapper 50cent. Macchine impossibili, tutti sti manichini che salutavano Robert, belle donne a non finire, abiti generosi, profumi, acconciature, un tripudio della moda e della gnocca. Non che questo tipo di ambiente mi piaccia, a dire il vero è il mio opposto, ma devo ammettere che la serata è stata mozzafiato, non solo per le belle donne. Robert ci fa entrare senza sborsare un soldo, e saltando la figa..ehm...sorry, la fila. Arriviamo al roof dell'hotel Hilton e si apre davanti a noi il locale. Sembrava di essere a New York. Un posto che attraente è dir poco. La musica contribuiva a farci vedere il tutto in modo ancora più coinvolgente. Pareti di vetro, che si intersecano con legno e acciaio (è lo stile moderno delle architetture di Sydney). Soffitto totalmente a vetrata a cielo aperto. Percentuale di presenze: 300 modelle, 100 anime maschili. Eravamo circondati dalle scollature e dalle gambe. Kerassia (la nostra 'ciliegina') ad un certo punto se n'è uscita così: "Sono talmente belle che mi distraggono, faccio anche io fatica a non guardarle". E tutti ballavamo sotto la luce argentea della luna piena che squarciava le vetrate del soffitto. Come uscivi in terrazza, chiaramente vedevi Sydney dall'alto. Non da meno, non abbiamo neanche sborsato un dollaro per bere, eravamo "ospiti" del boss. Non credevamo ai nostri occhi per la bellezza, quasi finta e irreale, di ciò che stavamo vivendo. Che serata ragazzi. Indimenticabile. E' sembrato un sogno. Anzi, lo è stato. Il sabato dopo abbiamo pagato, ingresso e drinks. Anche se Robert è stato squisito e accogliente come al solito.
Il bello di Sydney è questo, conosci il boss di uno splendido locale, conosci un mondo ben al di là del tuo, e poi torni a casa contento dai tuoi piccoli e sporchi gremilins koreani. E il giorno dopo, sei un pubblicitario. E il giorno dopo ancora, non sai mai chi o cosa ti capiterà. Good on us.

2 commenti:

sveva ha detto...

siso, mi diventi pure frequentatore di night... ma che ti sta facendo l'australia!!! dillo che sei un alieno! dove hai messo il vero siso???
baci dallo spazio profondo.

L'AustraloSisotto ha detto...

Ma magari fosse stato un night!
Nun ce se so filate de struscio.

Ma poi dai, io amo la donna acqua e sapone. Come dicono qui, la "soap&water" girl. Quelle erano "fashion addicted", e anche un po' "money oriented".